luglio 22, 2017

L’Aglianicone

La prima citazione di una varietà con questo nome risale all’Acerbi nel 1825 nel suo trattato “Delle viti italiane o sia materiali per servire alla classificazione, monografia e sinonimia preceduti dal tentativo di una classificazione geoponica delle viti” Milano 1825.
L’Acerbi, possessore – nel vigneto di sua proprietà della Palazzina presso Castelgoffredo – “della maggior raccolta di viti che forse vantar potesse un privato in Italia”, proponendo, a differenza di studiosi francesi, un metodo di classificazione basato su pochissimi caratteri essenziali ed emergenti in ogni specie di uva, contribuì alla scelta di quelle poche qualità di uva che permisero anche all’Italia una produzione di vini tipici pregiati. Semmola descrive una varietà “Aglianicone” nel 1848. Successivamente viene annoverata tra i vitigni della provincia di Napoli da Froio.
L’arrivo delle uve aglianicone nella nostra penisola risale al VIII secolo a.C. quando le prime colonie greche approdarono sulle coste campane, portando con se alcuni esemplari di questo affascinante vitigno. Da analisi svolte in laboratorio, l’aglianicone del Cilento è risultato essere il padre genetico del più celebre e conosciuto aglianico. In altri termini, l’attuale aglianico nasce dall’impollinazione, e quindi dall’unione, di uva aglianicone con la cannamela ischitana, tipica varietà d’uva presente anticamente sull’isola d’Ischia, incrociate proprio dai greci a seguito della colonizzazione.
Si tratta di un vitigno di difficile coltivazione, storicamente sempre presente nel Cilento, nella valle del Calore e in particolare nel territorio di Castel San Lorenzo e che, a seguito del manifestarsi della fillossera, è stato quasi totalmente soppiantato da varietà più produttive e remunerative. Si andava, quindi, verso la perdita di un prodotto tipico e identitario del nostro territorio, destinato a vivere solo nei ricordi delle vecchie generazioni, in modo particolare nell’area di Castel San Lorenzo, dove era forte l’idea di un vino magico e di eccezionale bontà. Il vitigni di origine sono stati trovati nei comuni di Castel San Lorenzo e di Monteforte Cilento.
L’Aglianicone quindi è un vitigno autoctono dell’area Cilentana in cui sono presenti almeno altri 3 biotipi. In particolare, il biotipo di Castel San Lorenzo è, con un ragionevole margine di sicurezza, uno dei genitori dell’Aglianico comune, mentre il biotipo di Postiglione e il biotipo di Monteforte Cilento sono strettamente imparentati con i primi due. Le diverse parentele indicano che quasi sicuramente questi vitigni sono il frutto di incroci spontanei avvenuti all’interno di un singolo vigneto o comunque in un areale ben delimitato situato all’interno del Cilento.
Ciò fa dell’Aglianicone un vitigno più antico dell’Aglianico. L’Aglianicone è un vitigno molto vigoroso, con foglie medio-grandi con tre o cinque lobi e seno peziolare aperto. Predilige la potatura lunga a causa di una bassa fertilità delle gemme basali. Il grappolo del biotipo di Castel San Lorenzo è medio-piccolo, mentre quello delle accessioni di Postiglione e di Monteforte è medio. L’acino è medio-grande, sferico, pruinoso con aroma neutro.
Intorno alla seconda decade di ottobre raggiunge il giusto grado zuccherino mantenendo una buona acidità tartarica e malica e una eccellente intensità del colore della buccia nero-bluastra. Dal punto di vista enologico la varietà si comporta in modo eccellente dando vita a prodotti di qualità, la particolarità che lo differisce dall’aglianico è quella di avere dei tannini poco aggressivi, riducendo di molto il tempo di affinamento e, allo stesso tempo possedere dal punto di vista aromatico si presenta con profumi di viola e lampone. I vini ottenuti da uva Aglianicone sono caratterizzati da un ottimo contenuto alcolico, compreso tra 13 e 14 % vol. I vini risultano caratterizzati da livelli di acidità totale inferiori a causa del minore contenuto di acido malico.
Pertanto, nel caso dei vini prodotti da uva Aglianicone, a fine fermentazione il vino si presenta più equilibrato al gusto e più predisposto alla stessa fermentazione malolattica. Con queste caratteristiche il vino ottenuto, può essere destinato al consumo sia nell’anno successivo alla vinificazione quale vino fruttato e particolarmente armonico, sia all’affinamento in acciaio e/o botte/barrique/bottiglia, in relazione alle differenti scelte aziendali, per essere consumato dopo un adeguato periodo. Attualmente il vitigno Aglianicone nel panorama viticolo Salernitano è inserito nella sola DOC Castel San Lorenzo con la specifica Aglianicone Doc di Castel San Lorenzo con la possibilità anche di elaborare la Riserva.

Terre dell'Aglianicone